Quella della dipendenza digitale è una delle grandi problematiche del nostro tempo. Gli smartphone, i social media e le app sono progettati per catturare la nostra attenzione sfruttando i meccanismi biologici della dopamina: ogni notifica, "like" è un piccolo premio che spinge il cervello a chiederne ancora.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia, che resta uno strumento straordinario, ma di riprenderne il controllo passando da un consumo passivo a uno consapevole.
Il fenomeno cosiddetto degli Hikikomori è sempre più diffuso. Il termine viene dal giapponese e significa letteralmente «stare in disparte». Indica chi decide di ritirarsi da ogni forma di vita sociale, stando rinchiuso in casa e decidendo di non avere contatti con il mondo esterno. Gli hikikomori infatti, sono spesso videogiocatori assidui e non è raro che arrivino ad abusare del mezzo. Il videogioco approfitta del loro stato di fragilità facendo leva su istinti umani primari e stimolando quei meccanismi psicologici che si trovano alla base delle dipendenze.
Tra le cause di quella che è ormai diventata a tutti gli effetti una patologia ci sono l'ansia e la frustrazione nell'avere rapporti diretti con i propri coetanei e con gli adulti. Uno studio ha rivelato che attualmente sono circa 50.000 gli adolescenti italiani che vivono esclusivamente fra le quattro mura della propria camera.
Come riconoscere i sintomi di questa dipendenza?
La persona dipendente può presentare questi sintomi:
- Irrequietezza e irritabilità quando il giocatore è lontano dal videogioco - Preoccupazione eccessiva pensando alle attività on-line
- Mentire ai genitori per quanto riguarda il tempo trascorso a giocare - Isolarsi dagli altri per passare più tempo a giocare.
Possono anche presentarsi delle conseguenze sul fisico della persona dipendente da videogioco come:
- Fatica nello svolgere anche le più semplici attività
- Emicrania
- Problemi posturali
- Scarsa igiene personale.
Oltre a queste conseguenze possono anche presentarsi delle conseguenze a lungo termine che sono negative per il videogiocatore. Infatti la persona concentra tutto il suo tempo e le sue energie nel gioco tralasciando molte attività importanti per la sua vita come dormire, alimentarsi, studiare e lavorare.
La fascia di età individuata come maggiormente problematica a riguardo è quella tra i 15 e i 17 anni, ma, in alcuni casi, c'è da registrare che i problemi sono nati già verso la fine della scuola media.
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